giovedì 1 ottobre 2015


Il quarto e ultimo incontro al quale ho partecipato nell'ambito del Festival dei Lettori 2015 qui a Bologna è stato quello con Massimo Zamboni.

Era l'incontro per il quale ero più tesa: sono da sempre fan dei CCCP e dei CSI, gruppi nei quali ha suonato Zamboni per tantissimi anni e che ho seguito in giro per l'Italia un numero incalcolabile di volte e non mi sembrava vero poterlo vedere da vicino e addirittura parlargli.

L'incontro non era legato a nessuno dei miei gruppi di lettura, ma a quello della biblioteca Lame, quindi ero un' "infiltrata" ^_^
Gli incontri sono aperti al pubblico, ma vengono condotti dal gruppo di lettura al quale l'autore è abbinato quindi, fra il fatto che ero un'esterna e (soprattutto) che per l'intero incontro ho avuto le palpitazioni a mille, non ho fatto nessuna domanda :(
E dire che ne avrei avuta una che mi premeva: "quanto c'è del Massimo Zamboni musicista nei suoi libri? Quanto questo stile delicato, ricercato e attento, c'entra con la musica che è stata la sua vita per anni?"
Sono una stupida, lo so, potevo fargliela (anche perché non gliel'ha fatta nessuno) ma ero veramente emozionata.

L'incontro, a differenza degli altri ai quali ho partecipato, era incentrato solo sul suo ultimo libro "L'eco di uno sparo" (Einaudi 2015); le domande (e le testimonianze) degli altri partecipanti sono state molto interessanti, ma mi sarebbe piaciuto di più un incontro a tutto tondo, dove si parlasse anche degli altri suoi libri e del suo essere musicista.
Certo, potevo metterci anche del mio facendo domande sugli argomenti che mi interessavano, ma tant'è.

"L'eco di uno sparo" parla della storia di Ulisse Zamboni, il nonno di Massimo, fascista ucciso da due partigiani del GAP durante la Seconda Guerra Mondiale.
Zamboni, da sempre attivo nella memoria della Resistenza, ha fatto una ricerca incredibile presso gli archivi comunali, parrocchiali e così via, per ricostruire la storia di suo nonno, mai raccontata fino in fondo in famiglia e il libro è una testimonianza unica.

Ecco le sue parole:

* Forse il mio libro sta avendo successo perché legge qualcosa in noi, ogni nostra famiglia è stata toccata in qualche modo dalla Resistenza;

* I primi documenti che ho trovato per questo libro sono stati dolorosi, sapere comporta il carico dei pesi;

* Mi sono chiesto? Perché alle altre persone dovrebbe interessare la mia storia familiare? Il momento più difficile è stato quando ho dato le bozze del libro a mia madre (figlia del protagonista): ha pianto per dieci giorni e mi ha detto che voleva emigrare alle Canarie. Quando ho finito il libro e lei ha potuto leggerlo ne è diventata invece una delle più grandi sostenitrici, una specie di venditrice porta a porta, lo portava a tutti.
Ho capito che il mio libro ha dato un senso ad una cosa che per lei era spezzata, il nonno era morto quando lei aveva 14 anni e sapeva solo che era fascista, ma non tante altre cose, ero arrivato al punto di saperne più di lei;

* Volevo scrivere come se vedessi questi avvenimenti dall'alto, senza uno stile storico o di cronaca, volevo trovare parole nuove per parlarne;

* Ci ho messo 8/9 anni tra ricerca e scrittura, è stato un libro molto impegnativo;

* Mio nonno è stato ucciso da due partigiani del GAP che durante la guerra erano sempre insieme, ma che dopo si sono separati, uno è diventato capo cooperativa e l'altro si è emarginato, per lui la Resistenza non era finita, era rimasto un guerriero. Il partito l'ha esiliato all'estero, lui dopo 15 anni torna e cerca la rissa con tutti i suoi ex compagni, senza trovarla, nessuno gliela concedeva.
Poi, un bel giorno, ha sparato all'altro, l'altro suo compagno di guerra, l'altro con il quale aveva ucciso mio nonno, dicendo: "Ho ucciso un uomo, era tanto che volevo farlo. Mi dispiace che in Italia non ci sia la fucilazione, perché ora dovrei morire così anch'io".
Ora riposano tutti e tre nello stesso cimitero. Mi sembrava una storia che andasse raccontata.

* Il mio non è un romanzo, ma una testimonianza molto forte.

* Durante le mie ricerche d'archivio mi sono spaventato a leggere ciò che sapevo per sentito dire, le cose su carta fanno molto male, per quello sono stato attento alle parole che ho usato nel libro per descrivere il dolore provato da una parte e dall'altra.

* Prima della pubblicazione del libro è stato difficile ottenere informazioni orali, dopo ho ricevuto tantissime chiamate di persone che volevano raccontarmi ciò che sapevano, avevano visto che il libro era valido, importante.

Massimo Zamboni mentre legge a grande richiesta un brano del suo libro molto amato dai presenti.

E' stato un incontro veramente intenso.
Zamboni ci ha ringraziato fin da subito dicendo che era contentissimo di passare una domenica pomeriggio in compagnia di appassionati di libri, che sperava di essere all'altezza del nostro interesse e che per lui tutte le iniziative che creano socialità, fratellanza, sono le benvenute.

Volete sapere come è finita? Che, appena terminato l'incontro, mi faccio coraggio e mi alzo, corro per prima verso di lui per farmi autografare la copia di un suo libro che ho amato molto (qui la recensione. Scrollate un po' e poi c'è quella in italiano), gli ho detto un paio di cose al volo in cui ho fatto la figura della fan quindicenne (sì, lo ascoltavo già a quei - lontani - tempi!), lui mi autografa il libro, lo chiude, mi guarda negli occhi in modo super gentile e mi dice "grazie a te Valentina!".

Ed ecco, con così poco sono volata a casa con gli occhi a forma di cuore, e con le ruote della mia bici che, invece che su una trafficata strada bolognese di domenica sera, sembrava andassero su di una nuvola.
Basta poi poco.
Magie del Festival dei Lettori :)



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