martedì 5 maggio 2015


"Stacking the Shelves" è un meme settimanale creato dal blog "Tynga's Reviews", che dà ai blogger l'opportunità di mostrare i loro "ultimi arrivi", che siano questi cartacei, e-books, libri acquistati, avuti in regalo ecc. Mi sembra un meme molto carino, spero che possa piacere anche a voi :)

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Oggi voglio parlarvi dell'ultimo acquisto che ho fatto online.


Come sempre sono tutti libri che (davvero!) non vedo l'ora di leggere, se solo non partecipassi a 1000 gruppi di lettura (quanto mi piacciono però!) e mi facessi tentare meno ogni volta che vado in biblioteca a riportare un libro che ho finito.
L'ultima volta, quando ho riportato "I Luminari" (1000 e passa pagine) ci si è messa anche la bibliotecaria: "riporti solo questo? Sicura che non vuoi anche prendere qualcosa?" NO, SONO SICURA! >_<
Le sirene tentatrici mi chiamano da ogni antro della biblioteca, non ti ci mettere anche tu, amica bibliotecaria che, quella volta che ti ho riportato "Il grande romanzo americano" di Roth senza aver fatto in tempo a leggerlo, mi hai sussurrato: "dai, riprendilo, ti allungo il prestito di un altro mese, così poi mi dici com'è".
MALEDIZIONE!
Sono una debole quando si parla di libri, c'è poco da fare.
Quindi, sì, io spesso li compro, poi magari li leggo fra anni, ma il buon proposito di tuffarmici prima c'è.
Lo giuro.

Ma parliamo di questi nuovi libri, piuttosto che delle mie paturnie da lettrice, che è meglio! :)

"Underground" di Haruki Murakami
Trama:
Il 20 marzo 1995 in quattro treni della metropolitana di Tokyo viene sparso veleno liquido da una setta religiosa, causando dodici morti e migliaia di intossicati. Questo libro è una ricostruzione degli eventi per mezzo delle testimonianze delle persone coinvolte, ma è anche un viaggio nella coscienza collettiva dei giapponesi. Unica opera non narrativa di Haruki è composta da due parti: la prima presenta le interviste a quaranta vittime dell'attentato (e ai parenti dei morti). La seconda, nata anni dopo, contiene le interviste ai membri della setta. Le interviste degli uni e degli altri ci mostrano un Giappone dominato dall'alienazione.

Questo era un bel po' che volevo leggerlo, da quando l'ho trovato per caso fra i libri di miei carissimi amici che abitano a Berlino.
Ultimamente ho letto con estremo gaudio uno via l'altro "Dance Dance Dance" e "Kafka sulla spiaggia", quindi Murakami è volato un po' in cima alla lista dei miei autori del cuore.
All'epoca dell'attentato di Tokyo la notizia mi sconvolse e sono davvero curiosa di saperne di più tramite le interviste fatte da lui..

Charles D'Ambrosio "Il suo vero nome"
Trama:
"Il suo vero nome" è il libro d'esordio che ha svelato al pubblico americano Charles D'Ambrosio, immediatamente considerato uno dei migliori scrittori della sua generazione. Sono sette lunghi racconti sul dolore e la speranza, lo smarrimento e la scoperta di sé, popolati di bambini troppo saggi e adulti allo sbando, morti crudeli e attimi di redenzione. C'è un tredicenne che riaccompagna a casa gli ospiti sbronzi delle feste della madre in una località di villeggiatura disperatamente borghese; c'è un ex marinaio che viaggia per le strade dell'Ovest in compagnia di una ragazza appena conosciuta e già troppo malata; c'è una crisi familiare che si consuma in mezzo al silenzio limpido dei frutteti e una che si risolve quasi per magia tra piatti rotti e dischi sparpagliati; c'è un uomo che gira di notte, sotto la neve, con due patate al forno in tasca... C'è, soprattutto, una penna che ha il dono della grazia, e da cui è impossibile non lasciarsi incantare.

Uno dei tanti acquisti fatti "per colpa" di Paolo Cognetti. Che io di lui mi fido. Nello specifico di questo ha parlato in "A pesca nelle pozze più profonde".

Joyce Carol Oates "Storie americane"
Trama:
Esistenze che si trascinano in un'insoddisfazione indefinita, illuminate, riscattate o condannate da una decisione improvvisa, da un incontro che spezza la logica della banalità, da un istante di grazia che segna un'inaspettata presa di coscienza. È l'incontro imponderabile con la parte più recondita di sé stessi a spingere all'azione i protagonisti di queste "Storie americane": storie di follia quotidiana che maturano nella noia della vita di provincia o germinano nella frenesia della metropoli. Sono soprattutto storie di donne, di sacrificio e di innocenza perduta. Come quella di Connie, un'adolescente che si consegna a un giovane teppista per salvare i genitori e la sorella; di Helen, punita dal padre per aver infangato il buon nome della famiglia; di Moira e Beatrice, legate da un rapporto morboso e inquietante nel tentativo di superare lo stesso lutto. Donne che camminano senza felicità sul doppio binario della vita matrimoniale e di una relazione clandestina, corteggiando più o meno consapevolmente la morte; donne in conflitto con una maternità che arriva non voluta o sfugge malgrado il desiderio. Accanto a loro, padri, mariti e amanti che restano impotenti e distaccati a guardare quel travaglio interiore, senza comprenderlo. Ed è la stessa distanza, la stessa incomprensione a caratterizzare i rapporti fra genitori e figli o la tensione fra bianchi e neri, in una società innervata nel profondo dai conflitti razziali. A risolvere situazioni bloccate o sospese, a colmare lacune di comunicazione o a ribaltare rapporti di forza è spesso la violenza, vero scheletro portante di queste pagine, in tutte le sue forme: immaginata o compiuta, fisica o psicologica; la violenza degli elementi naturali o quella che si respira nell'aria delle grandi città. Ma non mancano altri temi classici nella produzione della dark lady della letteratura statunitense, come quello della malattia mentale, la disintegrazione dei valori, il crimine. Joyce Carol Oates dimostra una capacità unica di dissezionare situazioni e sentimenti, di rielaborare il proprio vissuto ma anche di confrontarsi con i grandi - da Joyce a Cechov, da Henry James a Flannery O'Connor - cogliendo tutti i fremiti che corrono sotto la pelle della vita americana.

Questo non mi ricordo se sia sempre un "per colpa" di Cognetti, può essere, comunque di questa autrice ho diversi romanzi sul Kindle e volevo provare i suoi racconti, per i quali è famosissima.

Daniela Daniele "Scrittori e finzioni d'America. Incontri e cronache 1989-99 "
Trama:
C'è sempre un diaframma che convenzionalmente separa lo scrittore dalle sue finzioni. L'intervista, invece, tenta un incontro diretto con l'autore, e cattura chi ascolta in un gioco di adesione mimetica, alla ricerca di un dialogo più ravvicinato al testo, di una "presa diretta" che ci coinvolga. Attento a preservare la qualità contingente ed esperienziale degli incontri nel modo in cui sono avvenuti, questo saggio reportage registra, tra le altre, le voci di Grace Paley, Don DeLillo, Mark Leyner, Kathy Acker, Jerome Rothenberg, in una campionatura rappresentativa di quella generazione postmoderna americana che ha tentato di forzare i limiti della scrittura, e di superare nuove soglie. Attorno a questi discorsi personali e "situati" scorre, inevitabilmente, la storia di questi ultimi dieci anni: la fine della guerra fredda, la lingua dei nuovi immigrati dell'Est, gli interrogativi posti dalle nuove tecnologie e dalle nuove geografie dell'immaginario. Sullo sfondo, New York come città multiforme, ora colta nella dimensione familiare del Village (Grace Paley), ora rifugio per l'apolide espatriato (Niccolò Tucci), ora teatro di circoli musicali (Kathy Acker, Lydia Lunch..) dove convivono prismaticamente, come nel Lower East Side, memoria etnica e sottoculture.

Questo non me l'ha consigliato nessuno, ma è farina del mio sacco. Ultimamente sto leggendo e comprando molta letteratura americana e mi piace immergermi anche in qualche saggio, raccolta di interviste, qualsiasi altra cosa, che me la spieghi meglio.


E con questo è tutto!
Cosa ne pensate di questi libri? Li conoscevate?
Quali sono invece i vostri nuovi libri della settimana? :)


Alla prossima!




{ 4 commenti... read them below or Comment }

  1. D'Ambrosio mi attende in ebook, con Murakami sono in lite (potrei dargli un'altra possibilità con "L'arte di correre" ma altri romanzi per ora no), Oates al momento non m'ispira e quello di Daniela Daniele non lo avevo mai sentito prima d'ora...

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    1. Cosa hai letto finora di Murakami che non ti è piaciuto? :)

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  2. Sono felicissima che ti sia piaciuto Murakami! Questo manca anche a me però, fammi sapere. Del "Il suo vero nome" me ne hanno parlato benissimo.

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    1. Qual è il tuo preferito di Murakami? :)

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