lunedì 16 giugno 2014

TITOLO ORIGINALE: "Ghana must go"
EDITORE:  Einaudi
ISBN: 9788806208028
1ª EDIZIONE ORIGINALE: 2013
PAGINE: 344
TRADUZIONE: Federica Aceto
PROVENIENZA: biblioteca
VALIDO PER LE SFIDEFull HouseWomen ChallengeI love library books, In the middle

INTRODUZIONE BREVE: 
Kweku Sai è morto all'alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l'aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco più che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa più grande - il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo - e che, a sua volta, contenesse una casa più piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Perché il chirurgo più geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le più importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola. Ma le cose che sembrano più fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano più resistenti, quelle che si scoprono più forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del tempo.

PERCHE’ L’HO LETTO:
Aver letto tante recensioni che parlavano entusiasticamente del libro mi aveva incuriosito.

LA MIA OPINIONE:
Se chiedete e leggete in giro questo libro è piaciuto un po’ a tutti e io, come a volte mi capita, mi trovo a dover andare controcorrente.
Non è che il libro non mi sia piaciuto, la sufficienza la raggiunge, ma niente di più.
Il vero problema è che non mi ha rapita.

Un libro, quando mi piace, mi chiama dal comodino, mi riempie i pensieri durante la giornata, i suoi personaggi fanno capolino nella mia mente mentre sto facendo tutt'altro e, soprattutto, mi crea quella sensazione di bisogno che fa sì che io non veda l’ora di leggerlo.

Con questo libro non è stato così anzi, mi dovevo sforzare per trovare un po’ di tempo per lui e, sinceramente, non vedevo l’ora di finirlo e poterne iniziare un altro.
Ovviamente se la sufficienza la raggiunge si vede che ci sono comunque cose che mi sono piaciute.

Di sicuro certe atmosfere delicate e eleganti che la Selasi riesce a ricreare, l’essere riuscita a farmi affezionare a un personaggio (adoro quando succede), Taiwo, bellissima e fragile tanto che il titolo del libro sembra quasi sia riferito a lei e le descrizioni dell’Africa, questa (a me) sconosciuta, che ho letto con molto interesse.

Quello che non mi è piaciuto è il troppo che stroppia in questa famiglia, tutte le sfortune concentrate su di loro.
Come è possibile che due persone che si amano da una vita e hanno quattro figli si perdano così? Perché Fola non fa nulla per ritrovare il marito? Perché lui non aiuterà mai economicamente la famiglia? Per quale caspita di motivo Fola manda i gemelli dal fratello, sapendo benissimo che tipo è? E poi la bulimia, l’incesto, la morte insomma, tutto, troppo e in poco più di 300 pagine.

Altra cosa che ho trovato insopportabile, Fola e le sue elucubrazioni mentali, i dolori nel suo corpo legati ai dolori dei suoi famigliari, il continuo pensare, rimuginare per poi, alla fine, agire quasi mai (o agire in modo sbagliato.) Sono anche cose come queste che mi tenevano lontana dal libro, che non mi invogliavano a andare avanti con la lettura.

La scrittura dell’autrice, poi, è sì raffinata, ma molto macchinosa, mi è sembrato di notare troppo lavoro sullo stile, tanto da togliere il poco ritmo che c’era e rendere pesanti alcune parti.
Ho trovato il suo modo di inserire i personaggi nel racconto un po’ simile a quello che fa Franzen ne “Le correzioni”: senza che il lettore se lo aspetti il personaggio entra in gioco e si presenta. La differenza è che Franzen fa sì che il lettore nemmeno se ne accorga, avviene tutto in modo così fluido da fondersi perfettamente con il paragrafo precedente, mentre qui c’è sempre un piccolo stacco, qualcosa che ci fa presagire che si parlerà di qualcun altro, della sua storia, dei suoi flash back.

Insomma, è un libro che è piaciuto molto e un motivo ci sarà, a me è piaciuto molto moderatamente, ho tante riserve, ma non mi sento proprio di sconsigliarvelo,anzi, leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate!

3/5

{ 4 commenti... read them below or Comment }

  1. Capita che non libro non ci è entusiasma: la lettura è soggettiva.
    Nonostante a me sia piaciuto molto, all'inizio ho faticato anch'io, ci vuole un po' per abituarti. Nella prima parte i salti temporali sono molto frequenti, per non parlare dello stile della Selasi che è particolarmente elegante.

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  2. Oh, a me è piaciuto un sacco, ma proprio tanto!

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  3. Anche io all'inizio ho fatto fatica, poi verso metà mi ha rapita... la fisicità di Fola legata alla sua famiglia mi ha colpito molto, anche perché è un modo di essere legati alle persone che si amano molto viscerale eppure così libero...
    Le tue domande me le sono fatte anche io ma ho cercato di trovare delle risposte, alcune non mi hanno soddisfatta, ma nella totalità è una lettura che non ti lascia indifferente... lo stile della Selasi, poi, è così raffinato che è un piacere assistere alla sua espressione... ma in effetti credo che questo sia un libro che lascia molto spazio alla nostra soggettività di lettore e al nostro gusto personale...

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  4. Grazie amiche per i vostri commenti,
    sapevo che a tutte e tre il libro era piaciuto molto, anche per quello mi sentivo un po' fuori dal coro :)

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