martedì 3 giugno 2014

Giorgio Fontana e Andrea Tarabbia

Mi piace Giorgio Fontana, nonostante non abbia ancora letto nulla di suo.
Lo seguo su Twitter da un paio d'anni ormai e mi dà sempre l'impressione di essere una persona colta e interessante e quando ho saputo che sarebbe venuto a Bologna a presentare il suo nuovo libro ("Morte di un uomo felice") me lo sono subito segnato in agenda, non potevo mancare.

Come se non bastasse durante l'incontro avuto con Benedetta Tobagi per il Festival dei lettori, lei ha avuto parole sincere di elogio per Giorgio e la mia voglia di incontrarlo è cresciuta esponenzialmente.

L'incontro è avvenuto presso la libreria Modo Infoshop di Bologna, all'ora dell'aperitivo di una bella giornata primaverile e Giorgio era affiancato dall'amico (scrittore anch'esso) Andrea Tarabbia.

Notizia di pochissimi giorni fa è che Giorgio è nella cinquina del Premio Campiello con il suo "Morte di un uomo felice", veramente una notizia bellissima. Complimenti a lui!

Prima di lasciarvi alle frasi dette da Giorgio che ho appuntato ci tengo a dire che ha confermato l'impressione che avevo di lui (colto e interessante) e si è dimostrato inoltre simpatico, alla mano e il tutto è sembrato più una chiacchierata fra amici che la presentazione di un libro.
Ora lascio la parola a Giorgio :)

Mi è stato chiesto più volte il perché del "felice" nel titolo: il mio protagonista, Colnaghi, ha di fondo un carattere lieve nonostante l'enorme peso che si porta sulle spalle e affronta la vita a volte in maniera anche giocosa. Nel finale, al momento della sua morte, credo che si veda quanto sia innamorato della vita, quanto rimpianto si porti dietro nel morire in quella maniera brutta, barbara.
Come mai ho scritto due romanzi sul tema della giustizia? Forse per la mia personale ossessione nei confronti dei temi della giustizia, dell'equità, del problema della riconciliazione versus la retribuzione quindi la legge del taglione, oppure il recupero sociale di una persona che ha fatto degli sbagli. Il tutto calato in una realtà, quella italiana, dove la giustizia ha sempre avuto problemi cronici da un lato, figure eroiche dall'altro, è sempre stata trattata in maniera ambigua dal potere costituito; si è sempre, a sua volta, costituita come una sorta di "quarto potere" rispetto al Governo e questo mi dava la possibilità di entrare in un terreno molto fertile da raccontare. 
Mi è stato fatto notare che il mio è praticamente il primo romanzo che viene scritto su un magistrato ucciso in quegli anni o in generale un romanzo su una vittima di quegli anni. Ci sono state due grosse aree di narrazione che riguardano gli anni di piombo, la prima fondamentalmente fatta di testimonianze di chi partecipò alla lotta armata (libri-intervista, memorie...) poi, con l'emergere della legittimazione sociale e politica della figura della vittima, c'è stata la produzione letteraria di persone che hanno avuto parenti o amici che hanno perso la vita. In certi casi si sono avuti risultati di valore discontinuo, in altri casi di valore assoluto, come nel caso del primo libro di Benedetta Tobagi che è splendido, soprattutto per l'equilibrio notevole che riesce a tenere e per la profondità della volontà di comprendere le ragioni di chi ha ucciso suo padre e non è una cosa da poco. 
Io non ero nato in quegli anni e non ho avuto nessun parente o amico che abbia partecipato alla lotta armata, né che sia stato ucciso o ferito. Mi sembrava interessante raccontarne con uno sguardo che ha l'enorme vantaggio della nascita postuma, che mi poteva dare un senso di distacco che mi impedisse delle derive assolutorie, auto giustificative, ma anche di eccessiva vicinanza. Sono stati anni talmente intensi, talmente "affollati" che immagino sia veramente difficile avere un distacco critico per chi li ha vissuti direttamente da una parte o dall'altra. Ho però provato anche un grosso senso di responsabilità, proprio perché questi anni sono così delicati, così profondi. Il rischio di disegnare immaginette da un lato o svilire ragioni dall'altro, o contrapporre in maniera manichea e troppo facile tutti gli eventi era alto e mi sono quindi documentato in maniera ossessiva. 
La maggior parte dei miei personaggi è totalmente diversa da me, perché mi piace tantissimo raccontare di personaggi che sono anni luce lontani da me, ideologicamente, anagraficamente o storicamente. Mi piace la possibilità di prendere questo genere di personaggi e di pennellargli addosso qualità che invece sento molto mie o in cui in qualche modo mi posso riconoscere, magari anche solo per pochissimo. Diventa quasi un rapporto famigliare, una parte di te che non sopporti per tanti motivi, ma una parte di te a cui vuoi bene e le cui qualità superano in qualche modo le distanze, le barriere che ci sono tra te e lui. 
Un mondo completamente illuminato dall'ideologia mi terrorizza, perché è un mondo dove non esistono le storie, è un mondo dove esiste solo una parola, una verità. Il bello delle storie - ed è per questo che scrivo storie - è che ci sono bivi in ogni momento, che i personaggi sono complessi e contraddittori, che non c'è un'unica verità, che noi lettori sospendiamo le nostre certezze morali quando entriamo in una storia ed è questo che mi affascina, le storie possono avere un qualche potere salvifico.
Io non faccio una narrativa che ha secondi fini, la mia narrativa ha l'unico fine di raccontare dei personaggi e magari di far pensare attraverso questi personaggi e cerco di mettere in gioco anche degli elementi filosofici, forse colpa della mia formazione in quel campo. Tengo sempre presente una frase famosissima di Chesterton, che diceva che le fiabe non servono a insegnare ai bambini che i draghi esistono, perché i bambini lo sanno già, le fiabe servono a insegnare ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.




{ 4 commenti... read them below or Comment }

  1. "Morte di un uomo felice" sarà il prossimo libro che leggerò. Le frasi e i brani che hai riportato danno l'impressione di un autore intenso ed equilibrato. L'impegno a documentarsi "ossessivamente" per cercare di capire e la volontà di far uscire dalle storie e dai personaggi diverse sfaccettature della verità sono elementi significativi e attraenti. Ti farò sapere le mie impressioni dopo la lettura.
    Grazie!
    Ciao
    Annalisa

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  2. Aspetto il tuo parere Annalisa e grazie per il commento! :)

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  3. Condivido il parere di Annalisa. Dopo il suggerimento di Benedetta Tobagi mi ero appuntata il nome di questo scrittore; ora, dopo aver letto il tuo resoconto, correrò a procurarmi il libro, doppiamente motivata. Grazie dell'informazione.
    Serenella

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  4. Grazie Serenella, mi fa piacere saperlo! :)

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