giovedì 8 maggio 2014

EDITORE:  Feltrinelli
ISBN: 9788807880445
1ª EDIZIONE ORIGINALE: 1996
PAGINE: 205
PROVENIENZA: e-book
VALIDO PER LE SFIDE: "Alphabet Soup", "Full house", "Ebook challenge"

INTRODUZIONE BREVE: 
Un reportage capace di svelare i veri meccanismi della guerra balcanica dietro i fraintendimenti e le mistificazioni. La guerra mette a nudo la verità degli uomini e insieme la deforma. Ci sono tanti aspetti di questa verità; uno di essi è la cecità generale - cecità delle vittime, degli spettatori (i servizi d'informazione occidentale, oscillanti tra esasperazione, ignoranza o rimozione dell'orrore e fra cinismo e sentimentalismo) e della "grande politica", che nel libro di Rumiz fa una figura grottesca (Claudio Magris).

PERCHE’ L’HO LETTO:
Rumiz era l'autore del mese scelto da uno dei gruppi di lettura che frequento ed ho optato per questo libro perché l'argomento mi interessava molto.

LA MIA OPINIONE:
Ho voluto fortemente leggere questo libro di Rumiz e non un altro, perché questa guerra è un "vuoto" che ho, che ho sempre voluto riempire. Sono luoghi che non ho mai visitato, ma spesso il mio pensiero è corso a loro, a questo conflitto e mi sono sempre sentita ignorante, non ne sapevo niente.
Poi è arrivato questo libro e mi ha fatto capire alcune cose.
Non sapevo niente non solo per ignoranza mia (che ero comunque appena adolescente all'epoca del conflitto), ma perché l'intero Occidente si è disinteressato di questa guerra di poteri forti, che avevano spostato l'attenzione sui conflitti fra le diverse etnie.

"..e ancora non trovo una parola migliore di "imbroglio". Perché tale fu quel massacro costruito in laboratorio e sdoganato ai fessi come conflitto di civiltà, scontro tribale o generica barbarie".

Leggendo questo libro ci si ritrova prima sorpresi, poi sbigottiti, infine disgustati dagli eventi, ma con la voglia di sapere e sapere ancora. 
A tante domande non c'è risposta e bisogna farsene una ragione, ma mi sono imposta di continuare a voler conoscere quello che è successo solo al di là del mio mare
Quante volte da piccoli d'estate a Rimini si fantasticava di prendere il pedalò e pedalare, pedalare fin quando non si fosse arrivati in Jugoslavia. Ma quando piccoli poi non siamo stati più, cos'è successo al di là di quel mare, quale inferno si è scatenato in quei luoghi poi non così lontani?
La scrittura di Rumiz non è immediata, fa salti temporali, di luogo, il libro procede per suggestioni, per flash, ma è seducente, l'autore tiene alta la nostra attenzione. 
E poi si sente, traspare la sofferenza di Rumiz, perché queste sono terre che l'autore (triestino) conosce bene e riesce a rendere su carta l'amore che lo lega ad esse.
Ovviamente dopo la lettura di questo libro non sono diventata onnisciente in merito a questo conflitto, ma mi ha aiutato, ora vedo un po' di luce, dove prima c'era il nero più assoluto.



3.5/5






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