domenica 18 maggio 2014


Eccoci al terzo incontro a cui ho partecipato fra quelli organizzati per il Festival dei lettori.

Io ho una cotta per Valerio Varesi, chi mi conosce lo sa.
Anche l'anno scorso ha partecipato a questo Festival ed era stato proprio abbinato a uno dei miei gruppi di lettura; quest'anno no, ma ho risolto andandolo a vedere comunque, visto che gli incontri erano aperti al pubblico.

Varesi mi aveva stregata con il suo "Il rivoluzionario" (qui la mia recensione) poi, tra un libro e l'altro, in un anno non ho letto più niente di lui, ma rimedierò in fretta visto che mi hanno straconsigliato il suo "La sentenza" e, prima o poi, dovrò fare la conoscenza del suo famosissimo Commissario Soneri ^_^

Varesi non mi ha rapita solo grazie a "Il rivoluzionario" ma, soprattutto, per come parla e come trasmette agli altri le sue conoscenze
Ho sentito qualcuno dire "sa così tante cose che ti fa sentire ignorante". 
No, io direi meglio che, alla fine di un incontro con lui, ti senti più acculturato, più "pieno" di conoscenza.
Varesi è un grande, punto.

Come per gli incontri avuti con Pino Cacucci e Stefania Bertola vi lascio qualche citazione sparsa appuntata durante l'incontro.

La globalizzazione non è un fatto ineluttabile, è un fatto voluto.
Ho un po' il dente avvelenato verso la generazione del '68, o si sono incattiviti nelle piazze a sparare, o si sono convertiti negli anni '80 diventando agenti promotori di idee, che magari prima avrebbero osteggiato.
La lettura, per me, è un vizio solitario.
Gialli, noir, ormai c'è una forte ibridazione. Il romanzo, per me, deve evolversi e portare a qualcosa di più di una semplice indagine, di un semplice intrattenimento. 
Mi piace indagare anche su ciò che ha prodotto il delitto, non solo chi, ma perché. Voglio raccontare perché si produce un certo tipo di odio.
Quanto di me c'è in Soneri? Lui è disincantato, sa che la soluzione del caso non è la soluzione del problema e questo non dà sicurezza. Sono molto vicino a lui, abbiamo lo stesso sguardo verso la realtà.
Raymond Chandler è stato fondamentale per me e per tutti quelli che scrivono noir, Soneri stesso è molto "chandleriano", si dice che il noir sia uno stato d'animo e Soneri è proprio così.
Mi sento molto vicino alla tradizione francese: Jean-Claude Izzo, Simenon, ma anche a Gadda, Sciascia, Scerbanenco. Quest'ultimo, poi, ha scritto dei gialli direttamente nella direzione del giallo sociale.
Ci sarebbe bisogno di una forma di Resistenza anche oggi, non armata, per carità, ma intellettuale.
La bellezza di leggere un libro è immaginare tutto, avere la mente bianca.
Senza i libri e la scrittura non sarei granché, forse non esisterei.
Probabilmente ci sarà un seguito de "Il rivoluzionario". Si ferma al 2 agosto 1980 e vorrei raccontare quello che è successo dopo.
Grazie Vario Varesi, grazie, grazie, grazie, non vedo l'ora di partecipare ad un altro Suo incontro! :) 

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