giovedì 3 aprile 2014

TITOLO ORIGINALE: "The Tender Bar"
EDITORE:  Piemme
ISBN: 9788868366896
1ª EDIZIONE ORIGINALE: 2005
PAGINE: 486
PROVENIENZA: e-book
VALIDO PER LE SFIDE: "Full house", "Reading outside the box", "Book around the state", "Ebook challenge"

INTRODUZIONE BREVE: 
Il libro ripercorre i primi anni venticinque anni di vita dell'autore, raccontando il suo percorso per diventare uomo e di come gli avventori del bar Dickens (poi Publicans) abbiano rappresentato la chiave per il suo passaggio dalla fanciullezza all'età adulta.

PERCHE’ L’HO LETTO:
Il libro era stato scelto come lettura del mese di marzo per il gruppo di lettura della biblioteca Sala Borsa.

LA MIA OPINIONE:
Non lasciatevi scoraggiare dalla mole del libro, queste quasi 500 pagine scorrono via che sono un piacere.
Si "bevono" tutte d'un fiato, tanto per rimanere in tema con il libro.
No, non è un libro sull'alcolismo, ma il bar è il fulcro centrale dell'autobiografia di questo giornalista premio Pulitzer, qui alla sua prima opera. Grazie a questo libro Moehringer è stato poi contattato da Agassi che lo ha incaricato di scrivere la sua di autobiografia, l'ormai famosissimo "Open".
Qui la storia è quella di un bambino normale, che cresce senza un padre e, quindi, un riferimento maschile, che troverà poi, sotto forma di bar, al mitico Dickens (poi Publicans) e nei suoi frequentatori.
Il rapporto che ha con la madre fin da piccolo è commovente e da ogni persona che incontra nella sua vita JR riesce a trarre per sé qualcosa di buono, qualcosa che lo aiuti a superare quel senso di inadeguatezza che lo accompagna sempre.
Questo senso di inadeguatezza fa di lui un fallito quando si attacca alla bottiglia ma, ogni tanto, gli dà degli "sprint" positivi (il suo riscatto a Yale e l'ammissione al Times) e questi alti e bassi li possiamo ritrovare anche nelle nostre vite ordinarie.
E' questo che mi è piaciuto del libro, il fatto che non sia la storia di una vita straordinaria, come siamo solitamente abituati leggendo biografie, ma quella di un uomo qualunque, dal quale dovremmo trarre l'insegnamento di arricchire noi stessi cercando il buono negli altri, proprio come fa lui.
Ovvio, meglio evitare la parte del bere (perlomeno a quei livelli), JR beveva per sentirsi parte del bar, di qualcosa, per non sentirsi inadeguato. Ma il suo riscatto lo avrà e non grazie all'alcol.
Bellissimi i tanti riferimenti letterari, ne trarranno piacere soprattutto i fan de "Il grande Gatsby" e quelli di Dickens; Sidney, il tormentato amore di JR, ricorda tanto la Daisy Buchanan di Fitzgerald o l'Estella di "Grandi Speranze".
Alla fine ci si sente un po' soli, ci manca la voce di JR che ci ha accompagnato lungo l'arco della sua vita dall'infanzia all'età adulta, ci ha fatto entrare nel mitico bar e, tante volte, ha creato in noi la suggestione di essere seduti su uno di quegli sgabelli, ordinare qualcosa al mitico zio Charlie e sentirsi rispondere "Hey amico, sei sul gobbo di tutti!".

n.b. qui trovate una bella intervista all'autore ;)



4/5





{ 2 commenti... read them below or Comment }

  1. I lìbroni che scorrono sono i miei preferiti *_* invece odio i librucini che non vanno mai avanti....

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  2. I libroni che scorrono danno anche un sacco di soddisfazione ^_^

    RispondiElimina

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