martedì 21 gennaio 2014



Eccoci alla ventiquattresima puntata di "30 giorni di libri"!
Cliccate pure qua per maggiori informazioni ;)

Versione #1/Giorno 24: un libro che secondo te più persone avrebbero dovuto leggere
E' un libro che ha avuto successo ma che, secondo me, dovrebbero leggere tutti. Si tratta di:

"Dallo scudetto ad Auschwitz" di Matteo Marani


                                                         foto della mia copia

Trama:
Chi è stato Arpad Weisz? E per quale motivo uno dei grandi personaggi degli Anni 30 è caduto nell'oblio, al punto da non conoscerne, oggi, neanche il nome? Da queste domande nasce e si sviluppa il viaggio-inchiesta alla scoperta del trainer che ha vinto lo scudetto con l'Inter nel 1929-30 - il primo della Serie A come la conosciamo ora - e di altri tre titoli nazionali col grande Bologna. Oltre al Trofeo delle Esposizioni, la Champions League dell'epoca, conquistato contro i maestri del Chelsea. Era il 26 ottobre 1938 quando il protagonista di questo libro si dimise da tecnico del Bologna che aveva portato a dominare il calcio in Italia. A lui, Arpad Weisz, ebreo purosangue, e ai suoi famigliari, non fu più permesso di vivere in Italia dalle leggi razziali promulgate da Mussolini. Il 10 gennaio 1939, insieme ad altri profughi, si rifugiò in Francia passando dal valico di Bardonecchia. Da Parigi si spostò in Olanda, nella cittadina di Dordrecht, dove per quasi due anni fece l'allenatore prima di essere deportato in un lager senza ritorno.

Chi non ne è appassionato non pensi che si tratti di un libro sul calcio, il calcio era solo il lavoro di Arpad Weisz, allenatore ebreo.
La sua storia è stata giustamente riportata a tutti da Matteo Marani (giornalista e direttore del "Guerin Sportivo") che ha fatto ricerche minuziose per ricostruire la vita di quest'uomo ormai (ingiustamente) dimenticato da tutti.
La postfazione dell'autore, poi, merita tanto quanto il libro.
Ve lo consiglio, anche in vista del prossimo giorno della memoria (27 gennaio).


Versione #2/Giorno 24Un libro che ti fa fuggire dal mondo
L'ho letto veramente tantissimi anni fa, ma mi ricordo ancora quanto mi facesse sentire parte di quel mondo:

"Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez


Trama:
Da Josè Arcadio ad Aureliano Babilonia, dalla scoperta del ghiaccio alle pergamene dello zingaro Melquiades finalmente decifrate: cent'anni di solitudine di una grande famiglia i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per inseguire un destino ineluttabile, in attesa di un figlio con la coda di porco. Pubblicato nel 1967, scritto in diciotto mesi, ma “meditato” per più di tre lustri, Cent’anni di solitudine rimane un capolavoro insuperato e insuperabile, che nel 1982 valse al suo autore l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da una tensione narrativa fondata su un portentoso linguaggio e su una fantasia prodigiosa, Gabriel Garcia Màrquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e proprio paradigma della solitudine. In questo universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, galleggia una moltitudine di eroi predestinati alla sconfitta, cui fanno da contraltare la solidità e la sensatezza dei personaggi femminili. Su tutti domina la figura del colonnello Aureliano Buendia, il primo uomo nato a Macondo, colui che promosse trentadue insurrezioni senza riuscire in nessuna, che ebbe diciassette figli maschi e glieli uccisero tutti, che fuggì a quattordici attentati e a un plotone di esecuzione per finire i suoi giorni chiuso in un laboratorio a fabbricare pesciolini d'oro.

Mi ricordo il susseguirsi degli avvenimenti, dei nomi che si ripetono (spesso uguali), delle situazioni più indescrivibili che si possano pensare, ma il tutto mi aveva talmente rapita, che mi sembrava di essere lì, a Macondo e di far parte della famiglia Buendìa.
Imprescindibile.


Partecipate anche voi rispondendo alle domande sul vostro blog e lasciandomi il vostro link, oppure - se non avete un blog - solamente con un commento qui sotto, vi aspetto!

{ 2 commenti... read them below or Comment }

  1. Ecco, mi sento assolutamente in colpa per non averlo letto.

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  2. Fai come feci io Ilenia, prima "La casa degli spiriti" della Allende poi, subito a ruota, questo di Marquez. Non te ne pentirai ;)

    RispondiElimina

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