venerdì 11 gennaio 2013



EDITORE: Einaudi
ISBN: 9788806191016
1ª EDIZIONE ORIGINALE: 2009
PAGINE: 331
PROVENIENZA: biblioteca
VALIDO PER LE SFIDE: “A-Z”, “What’s in name”, “European”, “Library books


INTRODUZIONE BREVE: 
Uno strambo gruppo di satanisti fa riunioni in una pizzeria di Oriolo Romano. Uno scrittore di successo dall'ego smisurato da anni non scrive più una riga. Un palazzinaro si compra dal Comune di Roma un parco pubblico di 170 ettari per farne la sua residenza privata. E organizza la festa esclusiva e imprevista del secolo.

PERCHE’ L’HO LETTO:
Scelto da uno dei due gruppi di lettura che frequento (in questo caso, quello della biblioteca SalaBorsa di Bologna), è stato il mio primissimo libro di Ammaniti.

LA STORIA:
Il libro si può sostanzialmente dividere in due parti: nella prima ci sono due storie separate che si alternano nei vari capitoli, quella del ridicolo gruppo satanista capeggiato da Saverio-Mantos, ragioniere di provincia e quella dello scrittore di fama, ma sicuramente sopravvalutato, Fabrizio Ciba. La seconda parte inizia con il via alla festa a Villa Ada, momento in cui le due storie precedenti si intrecciano.
Saverio è quotidianamente vessato dalla moglie e dal suocero, proprietario del mobilificio in cui lavora, continuamente preso in giro dai colleghi e con una vita più che mediocre. Assieme ai suoi seguaci decide di compiere un sacrificio umano di alta risonanza, che porterà lui e la sua setta sulle prime pagine di tutti i giornali e lo renderà importante agli occhi della sua famiglia. Tale sacrificio dovrà avere luogo proprio durante la festa dell’anno, quella data dall’iper milionario Sasà Chiatti, proprietario di Villa Ada e del suo sterminato Parco.

LA MIA OPINIONE:
La prima parte mi ha entusiasmata, non vedevo l’ora di passare di capitolo in capitolo per scoprire cosa sarebbe successo allo “sfigato” Saverio-Mantos, in cerca di riscatto, e al “giovane” scrittore Fabrizio Ciba, malato d’ego e presenzialismo. Il ritmo era incalzante, ogni capitolo terminava lasciando qualcosa in sospeso, era impossibile per me smettere di leggere. Poi è arrivata la seconda parte, la festa a Villa Ada, il momento in cui si intrecciano le due storie, ed ecco che mi è sceso tutto l’entusiasmo. Forse perché era il mio primo libro di Ammaniti e non conoscevo il suo stile, forse perché non credevo possibile che intelletto umano potesse produrre una quantità così vasta di eventi surreali, sta di fatto che il libro ha perso il suo appeal. Sicuramente è colpa mia, che non sono abituata a storie di questo genere e non mi aspettavo un cambio così repentino di storia, visto com’era iniziato il libro.
Tant’è, la prima parte mi è piaciuta veramente tanto, la seconda veramente poco quindi, facendo una media, la sufficienza a “Che la festa cominci” non gliela toglie nessuno e sicuramente leggerò qualche altro libro di Ammaniti, credo e spero possa sorprendermi (positivamente) ancora.


3/5





{ 6 commenti... read them below or Comment }

  1. Lo stile di Ammaniti è davvero molto particolare. E se era stato in grado di gestirlo al meglio in "Io non ho paura", "Ti prendo e ti porto via" e anche in "Come Dio comanda" (molti forti e shoccanti ma comunque notevoli), in questo invece, almeno secondo me, qualcosa gli è sfuggito di mano, creando un mondo TROPPO surreale e allucinato...
    Però questo autore merita una seconda possibilità :)

    (Scusami se non ho preso parte alla tua reading challenge, ma non partecipo mai a nessuna... tendo a leggere quello che mi capita, e l'idea delle sfide di lettura, di qualunque tema siano, non mi va troppo a genio :/)

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  2. Figurati Elisa,
    ci mancherebbe, ognuno ha le sue idee in merito alle sfide ;)
    Per quanto riguarda Ammaniti sono d'accordo su tutta la linea e più o meno era anche l'idea generale degli altri partecipanti al gruppo di lettura, a parte qualche assolutista in un senso o nell'altro ("Non leggerò mai più niente di Ammaniti", "Adoro Ammaniti, ogni cosa che fa mi piace").

    Grazie per essere passata! :)

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  3. Che la festa cominci è il mio preferito di Ammaniti xD E' che secondo me incarna interamente il suo stile, drammatico, ironico e assurdo *w*
    Prova con Come Dio comanda e Ti prendo e ti porto via *w* Dolorosissimi e bellissimi pure quelli, però meno surreali. Evita Branchie, però u_u
    (Negli ultimi giorni ho letto quasi unicamente libri scritti da donne, chissà come mai ò_ò)

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  4. Mi dispiace essere la voce fuori dal coro, ma io ho letto "ti prendo e ti porto via" ed è stata un'autentica delusione. Da lì ho mollato l'autore.

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  5. @Start from scratch: non dispiacerti, i vostri commenti servono a questo, a confrontare i nostri pareri, anzi, grazie per il tuo commento! :)

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  6. Sorry it has taken me forever to get around to reading all the reviews posted on the European Reading Challenge page. Thanks for taking part in the challenge!

    I am going to run your review through google translate so I understand it. :)

    Rose City Reader

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