sabato 17 dicembre 2011



[ENG]

“FILTH” by Irvine Welsh

ORIGINAL TITLE: “Filth”
GENRE: novel
PUBLISHER: Tea
ISBN: 9788878189522
FIRST ORIGINAL EDITION: 1998
PAGES: 385
SOURCE: purchased

SHORT INTRO:
The book tells the story of the Scottish Policeman Bruce Robertson, speaking in first person. Bruce is loved by both collegues and women but, in reality, he turns out to be more similar to a beast than a man.

WHY I READ IT:
I am a big fan of Irvine Welsh’s, I had read his “Trainspotting” and “Ecstasy” before and, once again, he did not disappoint me. The book had long been on my library shelves and it’s about time I grabbed it.

THE STORY:
Bruce Robertson works as a policeman in Leith (a suburb of Edinburgh which you will all recall from the previous “Trainspotting”) and he is corrupt, a sex addict, sadistic, violent and racist. He should investigate the murder of a black person, but he spends his days doing crosswords, eating junk – which does nothing more than “feed” the tapeworm growing inside him - acting despicable and having sex with prostitutes and other women, mostly desperate ones.
As you continue reading, you will find more stories about the tapeworm growing inside his intestine and revealing you, especially in the second half of the novel, interesting details about the past of the protagonist, partly justifying what he has become and the reason behind the absolute lack of morals in his behavior.
In the end you will find many answers to the questions you’ve asked yourself about the diverted psyche of the protagonist, while reading, yet you won’t start to like him.

MY OPINION:
Let’s keep in mind it’s a book by Irvine Welsh, let’s keep in mind that – therefore – it’s not a book for everybody. The crude language and the brutal themes typical of the Scottish author can’t take on the break whoever approaches his work for the first time and would tempt them to give up, but they will reward the brave with a totally unexpected ending, which can give a meaning to the whole book.
The language used by Welsh is - and it has to be - politically incorrect, because it’s a real one, the only one that can best describe the thoughts going through the mind of such a wretched character, wretched because life had turn him that way.
Robbo is the archetype of pure evil, one that is really hard to sympathize with and, page after page, we cross his downward spiral, the one of a man already starting from a very low level.
The story (just as the majority of Welsh’s stories) jeopardizes the endurance of the readers themselves but, in my opinion, the book must be read until the very end, always aware that Welsh has a tough style, maybe too tough.
Ultimately a “not-for-everybody novel”, but definitely a worth reading one.


3.5/5



[ITA]

“IL LERCIO” di Irvine Welsh

TITOLO ORIGINALE: “Filth”
GENERE: romanzo
EDITORE: Tea
ISBN: 9788878189522
1ª EDIZIONE ORIGINALE: 1998
PAGINE: 385
PROVENIENZA: acquistato

INTRODUZIONE BREVE:
Il libro racconta la vita del poliziotto scozzese Bruce Robertson narrata in prima persona. Bruce è amato dai colleghi e dalle donne ma, in realtà, si rivela essere più simile ad una bestia che ad un uomo.

PERCHE’ L’HO LETTO:
Sono una grande fan di Irvine Welsh, di suo avevo già letto “Trainspotting” e “Ecstasy” e, anche questa volta, non mi ha deluso. Il libro era da tempo sugli scaffali della mia libreria, ed era giunto il momento di prenderlo in mano.

LA STORIA:
Bruce Robertson è un poliziotto di Leith (sobborgo di Edimburgo che avevamo già conosciuto grazie al precedente “Trainspotting”) corrotto, sessuomane, sadico, violento e razzista. Dovrebbe investigare sull’omicidio di una persona di colore, ma passa le sue giornate a fare cruciverba, mangiare schifezze che non fanno altro che “alimentare” la tenia che cresce dentro di lui, compiere gesti spregevoli e fare sesso con prostitute e donne perlopiù disperate.
Man mano che si prosegue con la lettura diventano sempre più frequenti i racconti della tenia, il verme solitario che cresce nel suo intestino e che, soprattutto nella seconda parte del romanzo, ci rivela interessanti particolari sul passato del protagonista, che spiegano in parte quello che è diventato e il perché dell’assoluta mancanza di senso morale nei suoi comportamenti.
Nel finale si troveranno molte risposte alle domande che ci sopravverranno durante la lettura in merito alla psiche deviata del protagonista, ma che non ce lo faranno comunque diventare simpatico.

LA MIA OPINIONE:
Partiamo dal presupposto che è un libro di Irvine Welsh, partiamo dal presupposto che non è quindi un libro per tutti. Il linguaggio crudo e le tematiche brutali tipiche dell’autore scozzese possono prendere in contropiede chi si approccia per la prima volta ad un suo lavoro e si può essere tentati di abbandonare la lettura ma, continuando, si è ripagati da un finale assolutamente sorprendente, che riesce a dare un senso a tutto il libro.
I linguaggio usato da Welsh è obbligatoriamente politically scorrect, perché è un linguaggio vero, l’unico che può descrivere al meglio i pensieri che passano per la testa di un protagonista così squallido, squallido anche perché è stata la vita in primis ad esserlo con lui.
Robbo è l’archetipo del male assoluto, uno per cui è davvero difficile simpatizzare e, pagina dopo pagina, attraversiamo la sua parabola discendente, quella di un uomo che partiva già da un livello terribile.
La storia (come poi quasi tutte quelle raccontate da Welsh) mette a repentaglio la capacità di sopportazione dello stesso lettore ma, a mio modesto parere, il libro è assolutamente da continuare fino alla fine, sempre consci che Welsh ci va giù pesante, forse troppo.
In conclusione un romanzo non per tutti, ma che merita sicuramente di essere letto.

3.5/5

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